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Al festival di Ravenna, tre anni fa, vinse il film "Le lacrime di Kalì". Ero in giuria e feci di tutto per fargli avere il premio. A parte che era un buon film, la cosa che mi colpì più di tutto era il modo in cui era stato prodotto. Sentire il regista, un giovane ragazzo tedesco, raccontare come aveva trovato i soldi per il suo minuscolo budget, come aveva montato il film nella sua cucina usando il suo portatile e cose di questo genere. Di solito, per me era stato sempre così, ti trovi davanti ad un film, che magari ti piace molto, intorno al quale fioriscono molte leggende metropolitane su come è stato fatto. A cominciare dal famoso "El mariachi" costato allora appena 5.000 dollari, così si diceva. A volte hai un senso d’ironica incredulità, pensi che si tratti di rare eccezioni mentre la maggioranza delle volte si tratta di filmini tipo vacanze con la telecamerina avuta in regalo al compleanno. No, non è così. Nonostante viva ormai da anni in campagna e abbia troncato i rapporti con gli umani, ai quali preferisco i miei undici molossoidi, mi capita sempre più spesso di ricevere qualche dvd con le testimonianze di quanto sta facendo il cinema indipendente italiano e devo dire che l'ammirazione per questo cinema sta crescendo in modo esponenziale. Non solo è fresco, pieno di vitalità ed idee, non solo sta abbandonando il naif, ma si sta anche organizzando e bene. Sta diventando un circuito alternativo e, in considerazione delle nuove tecnologie, a cominciare da internet, credo che metterà radici profonde e feconde e che ben presto sostituirà le produzioni tradizionali italiane. Queste sono troppo pachidermiche. Hanno strutture obsolete nel senso che continuano a fare cinema come si faceva negli anni sessanta, cercando soldi e contando sugli amici degli amici. Non hanno capito né l'industrializzazione, tanto che hanno demolito l'intero sistema distributivo italiano indispensabile cinghia di trasmissione, né la tv, con la quale hanno stabilito un rapporto mortale. Ovviamente l'obsolescenza delle produzioni influenza anche il tipo di film che viene realizzato. Senza togliere niente agli autori, le loro opere spesso risultano vampirizzate invece che esaltate da produzioni asmatiche, anemiche, anacronistiche. Tutto ciò mi porta a concludere che il cinema indipendente italiano, che purtroppo non conosco così bene come mi piacerebbe perchè non è facile da seguire per me, sarà l'unico vero cinema che riusciremo a fare nei prossimi anni e sono convinto anche che presto valicherà i confini e inizierà a farsi conoscere all'estero, magari per ritornare in Italia sulle ali della gloria. Forza ragazzi, dateci dentro. Avete molta benzina in corpo. Con stima ed amicizia Dardano Sacchetti
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